Ripartiamo da qui. Uncategorized

Per tutta la scorsa settimana, a chi mi raccontava di aver paura di perdere o di esser certo di vincere, rispondevo che la mia più grande paura fosse quella di un pareggino né carne né pesce, di quelli che avrebbero consentito agli attori in campo di uscirne con dichiarazioni politiche alla pantera Danova – “il punto muove la classifica” – e che ci avrebbe rispediti a casa con la piva di quei bambini che hanno aspettato Natale per aprire un pacco ma, una volta scartato, ci hanno trovato qualche cagata da buttare via. Siamo onesti: ci aspettavamo tutti un Novara cazzuto, che dal primo all’ultimo minuto si mangiasse il sintetico con tutte le fibre di cocco, anzi che le trasformasse proprio in una pinacolada, e invece siamo entrati un po’ con l’imbarazzo di quelli che soffrono il cambio del cesso in vacanza e per i primi quattro o cinque  giorni sono stitici. Imbarazzo che ci è durato fino al loro rigore, che ha senza dubbio risolto il problema permettendoci di svuotare copiosamente l’intestino.

Che questo derby nascesse sotto il segno dell’imbarazzo è stato ai miei occhi evidente fin dalla mattina presto, quando con l’amico Guido all’autolavaggio siamo stati invasi di messaggi circa l’out di Macheda, pubblicato da Tutto mercato web. “Ma vaffanculo, ma che mezza sega, ma come cazzo si fa è stato bene fino a ieri” il  sobrio commento. Fortunatamente il tam tam di messaggi e disperazione deve  essere arrivato addirittura alla fonte che in breve tempo ha cancellato la notizia. “scusate, ho scritto una cazzata, maledetto T9”. Peccato che evidentemente anche al povero Macheda deve essere arrivata la news iniziale, e che l’abbia presa un po’ troppo seriamente visto l’apporto alla causa azzurra durante la partita, ma si sà che il T9 è in grado di fare più danni che una giornata no.

Nell’editoriale pre partita, volutamente e dovutamente serioso in rispetto della storia e della tradizione di questo derby, ho ribadito l’importanza di giocarli e la bellezza di viverli. Ecco, ora posso anche ammettere la liberazione di quando terminano. Queste partite, e soprattutto la settimana che la precede, sfalsano la quotidianità  di tutti coloro che ne sono coinvolti, dai giocatori, agli  addetti alla sicurezza ed ovviamente ai tifosi. Si tende a caricare questo evento in una maniera probabilmente eccessiva col risultato di far sembrare pessimo tutto ciò di differente da una vittoria, che noi novaresi tendiamo sempre a dare per scontata, dimenticandoci però che in campo ci scendono anche gli avversari, che mai come quest’anno han dimostrato di non essere poi così inferiori. Dopo quattro vittorie consecutive, una classifica che sorride e una salvezza nei fatti ormai raggiunta, ci sarebbe da festeggiare. Eppure. Eppure mi girano un po’ i coglioni. Come quando per la Cresima mi aspettavo una mountain bike e invece mi regalarono una bicicletta old style che pure mio nonno avrebbe schifato. (si lo so, le delusioni me le faccio scivolare in fretta, è successo solo 25 anni fa). Perché quello che ci fotte sono le aspettative, e queste partite purtroppo hanno il vizio di generarne a milioni, quasi tutte che non potremmo neppure permetterci di coltivare, tipo appunto l’ambizione di asfaltarli. Non quest’anno sicuramente.

A livello personale, il derby di ieri ha accentuato l’amarezza e il dispiacere che ho accusato nell’aver nuovamente visto le potenzialità del nostro pubblico. Certe sensazioni non si misurano in numeri e men che meno in quelli rapportati ai bacini di utenza o da altri parametri che preferite. Le sensazioni e le potenzialità si misurano nel calore che si sente allo stadio e che non può e non deve essere solo un derby ad amplificarle. Siamo molti di più e possiamo fare molto meglio di quanto ogni partita riusciamo a fare, ma soprattutto anche chi c’è sempre può e dovrebbe avere un’euforia e un incarognimento almeno uguale a quello che ha avuto ieri. Di questo derby delle risaie l’insegnamento che ho avuto è che noi tifosi non possiamo avere la presunzione di chiedere ai nostri giocatori di giocare queste partite “da novaresi contro vercellesi” quando siamo noi i primi che non siamo capaci a trasmettergli quella cattiveria necessaria a prescindere da partite come questa. Voglio essere volutamente provocatorio e forzatamente estremista, ma credo che proprio nel giorno in cui abbiamo battuto il record della stagione (e forse anche delle ultime tre stagioni), e quindi proprio quando siamo stati “più belli”, abbiamo dimostrato quanto, in generale, abbiamo ancora da crescere. Io per primo. Non parlo quindi di singoli settori ma di stadio, perché è  lo stadio che deve emergere sempre e comunque.

Siamo novaresi, nati in quella terra tra riso e zanzare; fa parte del nostro DNA essere dei rompicoglioni. Diventiamolo sempre di più sugli spalti e pungiamo gli avversari. Come solo noi, e le nostre zanzare, sappiamo fare.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: