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Questione di nicchia.

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Poche altre cose oltre la settimana pre derby rientrano in quella sfera di emozioni strettamente confinate in quella campana di vetro che chiamiamo intimità, e che ci chiamano, volenti o nolenti, a convivere con uno sbalzo ormonale ed emotivo certamente superiore alla norma. A prescindere dal livello di trasporto ed aspettative sulla partita che singolarmente ognuno di noi si porta dentro, è un dato di fatto che un Novara Pro Vercelli ti proietta dentro ad un crescente delirio collettivo che è impossibile evitare, oltre ad un indefinito numero di ricordi, spesso datati, che il derby delle risaie si porta dietro. C’è quello che la considera una partita normale, quello che la considera LA partita, c’è poi la componente più giovane che ne è affascinata di riflesso ai racconti dei più  anziani, ma che inevitabilmente li ascolta come si ascoltano le favole dei nonni, e quelli totalmente indifferenti e impermeabili. Per loro giocare contro la Pro o contro la Ternana è lo stesso.

Fin da  piccolo mi trascino questa particolarità che non è minimamente cambiata  dopo 40 anni:  giocherei ogni derby delle risaie a Vercelli. Sì, avete capito bene. A partire  dalle trasferte affrontate con la Fiat 131 rossa guidata da mio padre a inizi anni ’80 fino alla recente in treno nel girone di andata, non sono ancora riuscito a trovare una circostanza analoga che mi abbia provocato lo stesso livello di euforia che personalmente provo quando sto partendo per Vercelli. Nemmeno San Siro o lo Juventus Stadium sono arrivati a tanto. Giocare lo stesso derby a Novara è come  se mi togliesse in  parte quel fascino che inizia già col viaggio insieme alla tua gente; come se mortificasse quella novaresità estrema che emerge in queste occasioni particolari rendendola un qualcosa di normale e scontato. Partire invece  in gruppo, leggere  il cartello “Vercelli” in stazione o dopo il ponte del Sesia e capire che la tua  partita inizia in quel  momento, e non al fischio dell’arbitro, per quanto mi riguarda rimane un’esperienza inarrivabile. Un peccato che capiti una sola volta a stagione, un delitto che sia costantemente a rischio  di  non essere giocato per lunghi periodi causa rischio retrocessione/promozione di una delle due.

Il derby delle risaie non è una partita per tutti. Mia moglie, milanese di nascita, sostiene per esempio che tutta questa mia euforia differente dal solito non sia nient’altro che un eccesso di provincialità, e che non ha più senso nel 2017 stare a contarci i peli pubici  l’uno con l’altro quando  Novara e Vercelli rimangono un discorso confinato in quei 23 km che le separano, e che al di là di questo, sono due realtà totalmente invisibili al resto del Paese. Una sorta di “nicchia”. In parte credo che abbia ragione. Novara e Vercelli, Vercelli e Novara, erano sono e  resteranno espressione di due comunità del tutto simili   dal  punto di vista sociale, economico e culturale,  con due tifoserie che stringi stringi, al di là di infinite pippe mentali sui concetti di mentalità o sui numeri, anche qui opinabili e  sempre interpretabili a piacimento, hanno diversi tratti simili. E non è questione di vicinanza, perché pure Busto, Legnano, Alessandria sono molto vicine, eppure quelli sono differenti a noi. O comunque io li vedo differenti.

Però credo anche che sia grazie a questa “provincialità”, detta  nella sua accezione un po’ critica e negativa, che si possa continuare a rimanere nicchia, e che questo rappresenti il solo modo che ci rimane per restare noi, per onorare le nostre origini e la nostra storia e non farci risucchiare da quell’appiattimento anti identitario che sta travolgendo l’Italia. Il nostro Paese, per tagliare costi ed eliminare burocrazia, potrà anche inventarsi l’eliminazione giuridica delle province, forse un giorno anche delle Regioni; Novara potrà in seguito anche essere travolta da Milano, diventandone un giorno lontano un quartiere periferico, che tutti noi continueremo comunque a vivere. Ma io, sia chiaro, mi sento italiano quando sono all’estero, perché dentro i confini italiani sono prima di tutto novarese. E in virtù di questo, difendo e difenderò sempre il diritto di passare agli occhi della popolazione come il “provincialotto” che vive nel suo mondo e si emoziona giocando contro la Pro Vercelli,  perché quella per me è la partita che va oltre la rivalità sportiva  sul campo o sugli  spalti, ma è proprio una questione di territorio. Di rimarcare su un campo di calcio la  nostra sicurezza nell’ostentargli sempre e comunque la superiorità generale novarese o la loro per quella sportiva e di tradizioni. Io la vedo così. Non odio la Pro Vercelli. Anche io come Sartorio non tollero maggiormente altre squadre e altre tifoserie, ma non avrei dubbi nell’individuare la Pro come prima squadra comunque da battere.

Finalmente si torna a giocare e questa volta siamo davvero chiamati ad una grande prestazione sugli spalti. Forza Novara e basta è il mio mantra da quando è online questo blog, e quindi non posso che  riproporlo alla vigilia di questa partita. Sciarpa al collo, cappello in testa e bandiera in mano, gonfiamo noi la rete col nostro tifo, i nostri coglioni, il  nostro orgoglio e la nostra storia. Nün suma al Nuara Calcio, nün suma Nuares  Che è poi è la sola cosa che conta.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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I numeri di sto c…. e la felpa rossa

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Quest’anno mi sono divertito a raccontare le partite del Novara partendo dai numeri: possesso palla, occasioni create, tiri in porta, tiri subiti, indici di pericolosità e così via. La realtà è che i numeri raccontano una storia che molto spesso non è quella del campo. Anche ai massimi livelli abbiamo visto il PSG perdere contro il Borussia nonostante il 70% di possesso palla, 21 tiri dei parigini contro 4 dei tedeschi e il famoso indice di pericolosità XG che indicava che il PSG avrebbe dovuto vincere 3 a 1 ed in invece 0-1 per il Borussia e Mbappè muto.

Per tutta la stagione il Novara ha avuto ottimi numeri e soprattutto in attacco, la squadra di Gattuso ha quasi sempre creato occasioni da gol, oltre a praticare spesso un calcio godibile. Non è semplice costruire un gioco organizzato e propositivo, molto più semplice e probabilmente più funzionale in questa categoria giocare in maniera speculativa, pensare a difendersi, infoltire il centrocampo e pungere in contropiede come 40 anni fa. Ma il calcio è cambiato e quest’anno Alessandria e Pro Sesto che praticavano proprio questo tipo di calcio, fondando la loro forza sulla compattezza difensiva per compensare la loro pochezza tecnica, sono retrocesse nettamente.

Ma se il Novara si salverà non sarà per le scelte tattiche di Gattuso, bravissimo a svicolarsi da assurde imposizioni societarie sul modulo, non sarà per la crescita continua del gruppo, non sarà per i cambi in corso che hanno cambiato il volto delle partite, non sarà per la pazienza ed il lavoro su Ongaro trasformato in giocatore di calcio in tre mesi, non sarà per aver inventato un difensore in capocannoniere, non sarà per la continua, incrollabile quasi maniacale convinzione che la salvezza sarebbe arrivata nonostante tutto. Se il Novara si salverà sarà soprattutto grazie alla felpa rossa di Jack Gattuso tenuta rigorosamente sulle spalle nella conferenza stampa prepartita e per tutta la partita con il Fiorenzuola dal riscaldamento fino ai festeggiamenti culminati con il regalo della stessa felpa ad un fortunato tifoso azzurro. Quella felpa rossa, indossata in egual maniera anche con il Legnago, appoggiata sulle spalle a 27 gradi è il vero segreto della probabile salvezza del Novara.

Grazie Jack, tieni duro ancora una settimana, recupera qualche ora di sonno e poi costruisci come sai fare l’ultima vittoria, con o senza  felpa rossa sulle spalle.

p.s. il Fiorenuzola ha dominato nei numeri: oltre ai 18 calci d’angolo anche 18 tiri in porta contro solo 5 (tre gol compresi) del Novara. Nel primo tempo abbiamo fatto due tiri in porta e tre gol. Secondo l’indice XG il Fiorenzuola doveva vincere 2 a 1 ed invece 1-3 e Tabbiani muto! Pur avendo enormi limiti tecnici e fisici il Fiorenzuola gioca a calcio e prova a vincere le partite come il Novara. Poi perde e retrocede perché questo nel calcio succede, ma almeno prova a costruire calcio. Alessandria e Pro Sesto giocando come 40 anni fa non hanno nemmeno provato a giocare e non penso che da quelle parti qualcuno si sia divertito.

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Come un biglietto in tangenziale

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Lunga e diritta correva la strada, forte il motore rombava, ma il finestrino era abbassato e fuori il foglio volava, e fuori il foglio volava.

Non si tratta di una modifica al bellissimo testo di Francesco Guccini, ma l’esatta trascizione di ciò che è successo ieri.

Complice una di quelle trasferte “ciccione” che resteranno scolpite nella storia e nella memoria, ammesso che si riesca a ricordare tutto.

Dunque, giusto per essere sintetici e non dilungarmi in quelli che il Ciumi classifica come pipponi,

mi tocca precisare che lo scenario è la campagna piacentina, non troppo diversa dalla nostra: sullo sfondo le colline invece delle alpi, ampi spazi coltivati a verde contrapposti al nostro mare a quadretti.

Case e cascine un po’ qua e un po’ la, e tra queste una trattoria, una di quelle sulla cui porta di ingresso non sono appiccicati gli adesivi delle stelle al merito culinario, ma un semplicissimo foglietto con su scritto “tutti i giorni dopo le 12:15 si organizzano corsi di recupero per astemi”.

Ecco, qui si comincia a intravedere la causa del ricorso a Guccini.

La complicità dell’ ottimo cibo e la semplicità di quel blend di bonarda e barbera che da queste parti chiamano gutturnio, si impadroniscono subdolamente della scena. 

Non è mica colpa nostra se il fischio di inizio è fissato alle 18, c’è da far trascorrere un po’ di tempo per arrivarci vicino e quindi il “felino”, la coppa, il lardo, la tagliata sono gli strumenti che si usano da queste parti, insomma, mica puoi stare li a rimirare il paesaggio e bom!

Vabbè, si parte per Fiorenzuola una volta pagato il conto, lievitato sensibilmente dopo la conta della bocce, le quali, in combutta con la temperatura esterna, inducono all’abbassamento dei finestrini delle auto.

Ed è proprio in questo frangente che si consuma la tragedia: tangenziale che conduce a Fiorenzuola, un rettilineo lungo un paio di chilometri, un ponte sotto il quale scorre il Trebbia, un foglio bianco che vola fuori dal finestrino della vettura che apre il “corteo”, le quattro frecce inserite per una sosta dove non esiste la benchè minima corsia d’ emergenza.

Il biglietto della Vivaticket valido per l’ingresso allo stadio, che svolazza per aria beffardo e impertinente per posarsi in mezzo alla carreggiata per poi riprendere il volo al passaggio delle auto che sfrecciano in ambo i sensi di marcia a più di 100 chilometri orari.

Panico nello sguardo del titolare del Vivaticket volante e in quello di Nonnalanto che urla “Ma dove vaiii, torna indietro che c’ hai il ginoccio bionicooo!!” quando si accorge che il più vecchio della comitiva … pardòn, il più anziano o diversamente giovane, sprezzante del pericolo, corre assieme alla bisteccona e al gutturnio verso il foglio che nel frattempo si è posato sul bordo del guardrail, fermo, immobile, inanimato … “ti ho visto, ti prendo, non puoi sfuggirmi”… col cazzo!!! uno stronzo con la maglia del Fiorenzuola strombazzando a centoventitre all’ ora, rimette in discussione tutto quanto facendo decollare il Vivaticket nella carreggiata opposta.

È lì che il più anziano diversamente giovane, sprezzante del pericolo attraversa le corsie impossessandosi definitivamente del Vivaticket per poi restituirlo al legittimo intestatario del medesimo dopo aver ripercorso i circa trecento metri a ritroso sotto un sole estivo che fissava il termometro a 30 gradi.

Un proverbio recita che la curiosità è femmina, ma secondo me è anche maschia, però credo non sia giusto, per i diritti che la privacy garantisce, rivelare il nome del proprietario del Vivaticket volante.

Ma siccome io della privacy me ne sbatto le balle rivelo pubblicamente il nome di colui che ha rischiato di perdersi cotanta memorabile partita: Ciumi.

Il resto lo conoscete tutti, ormai appartiene al passato, il futuro si concretizzerà tra sette giorni. Domenica tutti al Piola.

Nonnopipo   

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Atto d’amore

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Saranno circa seicento i novaresi presenti sulle tribune e nel settore ospiti di Fiorenzuola. Trecentocinquanta biglietti polverizzati in poche ore con la conseguente apertura del secondo blocco riservato agli ospiti.

La trasferta in Emilia, complicata per l’assenza di pullman organizzati, avrà una partecipazione che non si vedeva in tante trasferte in serie A per non parlare di quelle in serie B anche ai massimi livelli. Un risultato numerico sorprendente, alla fine di un campionato che ha fatto risultare il peggior piazzamento della storia del Novara insieme al 17°posto del campionato di C1 del 1996/97.

Evidentemente questi ragazzi di azzurro vestiti sono riusciti a smuovere il freddo cuore dei tifosi novaresi. Al di la dei risultati è innegabile che questo gruppo ha dato tutto quello che poteva, ha sempre giocato al massimo delle proprie possibilità ed è cresciuto nel corso della stagione dimostrando un attaccamento alla causa e forse anche alla maglia sorprendente.

Abbiamo visto i giocatori spauriti di inizio stagione come Corti, Donadio e Gerardini diventare credibili per la categoria partita dopo partita, giocatori che speravamo che se ne andassero via come Di Munno e Ranieri diventare colonne intoccabili del centrocampo, altri come Calcagni e Bonaccorsi trasformarsi in bandiere azzurre e nel caso di Urso abbiamo visto un giocatore ripresosi da un infortunio devastante e molto criticato nel suo primo anno azzurro, diventare Federico Di Marco. Ci siamo subito innamorati dell’impegno dei nuovi arrivati e soprattutto abbiamo visto una squadra che nonostante un inizio campionato da incubo con la prima vittoria raggiunta a fine novembre, nonostante le sconfitte devastanti subite negli ultimi minuti e nonostante gli schiaffi presi, si è sempre rialzata, ha sempre lottato e ha sempre espresso, un livello di gioco organizzato e propositivo.

Abbiamo perso strada facendo Khailoti, Calcagni, Donadio, Kerrigan, Scappini e Lancini. Sei titolari persi senza battere ciglio, chiunque sia entrato in campo lo ha fatto al meglio delle sue possibilità. Questa “chimica” è stata capita dai “maicuntent” novaresi che non hanno mai fatto mancare il sostegno alla squadra.

Ventitré anni fa il Novara che raggiunse la salvezza a Fiorenzuola capitanato da Giacomo Gattuso, appassionava i tifosi azzurri, come il Novara di oggi e costruì nella sofferenza della lotta per la salvezza le basi che portarono due anni dopo sei undicesimi di quella squadra al raggiungimento di una clamorosa promozione.  Che sia di buon auspicio, forza ragazzi, siamo pronti a soffrire con voi fino alla fine, fino alla vittoria.

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