L’infelicità Campionato

Comprendo i tifosi della Pro e sono dalla loro parte. L’infelicità occupava un posto d’onore nell’era delle passioni tristi nell’Oltre Sesia. Nel 2013 veniva definita una delle città più tristi d’Italia, ma vediamo se nel 2017 l’analisi è rimasta attuale.
E’ una dimensione esistenziale, ma anche sociale laddove si presenta come tratto distintivo dello stare in società a Vercelli. È un fatto abbastanza incomprensibile visto che, calcisticamente parlando, hanno una squadra di un loro quartiere, la Pro Belvedere, negli ultimi tre anni presente nel campionato di serie B.
Evidentemente accanto al rancore, al risentimento, al disincanto, l’infelicità si manifesta come assenza di alternative a una condizione dove lo spazio del desiderio è relegato ai margini della quotidianità di un campionato di sconfitte, scandita da una eterna ripetizione del già noto (brutte figure su ogni campo).

Sarebbe materia da lasciare a psicoanalisti e filosofi della morale, se l’infelicità non fosse il tratto distintivo delle relazioni sociali bicciolane ( i tifosi hanno dovuto creare due muri di discussione diversi tanto sono litigiosi fra loro) .
Difendo la loro tristezza e li capisco, perché la tristezza mantiene un legame forte con le cose resistenti alla stagnazione, non è la costrizione narcisistica prodotta dalla perdita dell’illusione di avere ancora un blasone.
Protegge la lucidità dalla disillusione, impedisce che la nostalgia verso una Pro fallita, volgendo verso l’idealizzazione difensiva del passato ( i cimeli ), fermi il tempo della vita e porti alla segreta svalutazione della vita reale .
Segnala che il dolore acuto del lutto ( fallimento e radiazione del 2010 della Pro precedente) è ammorbidito dalla permanenza interna della cosa perduta almeno nel campionato cadetto.

Sono tristi quando il sentimento di mancanza si connette con la consapevolezza piena del valore che ha per loro ciò che manca: la premessa/promessa di un ritrovamento, il quale può anche essere lontano ( i cimeli sono a Parma) ma può essere sognato, non è più impensabile dentro di loro.
Difendo il loro essere tristi perché l’incapacità a essere tristi mostra che il lutto è stato aggirato e sostituito dal cinismo: il calcolo prende il posto della passione responsabile ( la passione che protegge il suo oggetto) e fa dell’inconsapevole vampirismo ( usare la cosa viva Pro Belvedere per far apparire vitale la cosa morta Pro WC ) lo strumento principale dell’immobilismo psichico.
Visto che quest’anno, nel derby precedente, siamo già riusciti a seguire lo slogan di ‘’aiutarli a casa loro’’, è venuto il momento di incrementare la loro proverbiale tristezza con un sano ‘’bastoniamoli (calcisticamente parlando) a casa nostra!’’.

Nino 1921


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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