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Quei vaffanculo che sanno di vittoria

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E’ dal “primo” anno della nostra serie B che con Ascoli ho un rapporto particolare. Ogni anno la metto tra i target delle trasferte che voglio affrontare ma puntualmente, per qualche motivo particolare o semplicemente perché alla fine opto per altre mete, me la guardo a casa. Ma a prescindere da questo, c’è sempre qualcosa nell’aria quando si incontrano queste due squadre che non la rende mai una sfida banale. Dal primo 1-1 che in un qualche modo fermò la nostra inarrestabile asfaltatura generalizzata del girone di andata dell’anno della promozione, al ritorno dove, qualche mese dopo, scoprimmo che prima di quella partita ci furono state un po’ di telefonate poco limpide di qualcuno dei nostri (vero o no un Giudice lo ha sentenziato, quindi ne prendiamo atto), fino all’esonero di Tesser un paio di anni dopo in una serata dove faceva più freddo di Rovaniemi a metà Gennaio, per arrivare alle ultime due trasferte dove li abbiamo rullati, di cui quella dello scorso anno permettendoci pure di rovinargli il ricordo  del loro grande Presidente Costantino Rozzi, con feroce contestazione dei loro tifosi. Insomma, se Novara e Ascoli si incontrano è meglio mettersi preventivamente la mano sui coglioni perché qualcosa di spiacevole a una delle due succede. Ascoli inoltre è tra i primi posti di quell’elenco di squadre che da piccolo mi stavano sui coglioni, perché non faceva parte di quelle metropoli cui attribuivo allora il diritto divino di andare al 90′ minuto di Paolo Valenti eppure avevano i Tonino Carino, i Walter Casagrande e gli Oliver Bierhoff del caso che mi sembravano delle icone, mentre io quegli anni mi dovevo sentire l’amico Paolo Molina per radio e vedere Uzzardi e Farsoni dal vivo. Diciamo che pure mio papà mi stava sui coglioni perché mi obbligava a tutto ciò.

Non ero quindi allo stadio ma davanti a Sky, idealmente insieme alla stessa platea che quattro giorni prima urlò “NOOOOOOOOOOOOOOO” alla notizia live del forfait di Galabinov, solo che questa volta mi è parso chiaramente di avvertire un collettivo “MA VIENIIIIIIIIII” alla notizia contraria comunicata dal telecronista. Che poi chissà come mai il pre partita da Ascoli era affidato ad una donna e il commento ad un uomo, ma ormai si sà che col sesso si può fare quel cavolo che si vuole, con uomini che diventano donne, donne che diventano uomini, e quindi chi sarà mai Sky per impedire tutto questo? Pure lo scenario che si presenta ai nostri occhi è abbastanza inquietante: ruspe sugli spalti, tubi sparsi, una gradinata appoggiata sui resti abbattuti di uno stadio, un settore ospiti ristrutturato nuovo ma con uno stile completamente differente dai successivi interventi negli altri settori, come se il capo cantiere ad un certo punto avesse litigato con l’architetto e i progettisti ed avesse esclamato “andate a fare in culo tutti adesso si fa come dico io”. Ma tantè, immaginandolo finito va pure a finire che abbia ragione il capo cantiere perché sembra possa venire fuori un bell’impianto.

La partita inizia a ritmi che se possibile sono addirittura più blandi di una mia partita di beach volley alle 10 di mattina sulla spiaggia di Cervia, con in stomaco 3 brioches, 5 fette biscottate spalmate di puro olio di palma al gusto nocciola, un succo di frutta, un cappuccino e uno yogurt, quest’ultimo rigorosamente magro giusto per stare leggeri in vista del match. Addirittura Troest e Mantovani, dopo una decina di minuti, si sono ripassati la palla consecutivamente almeno 14 volte, con Cacia a braccia conserte lontano una decina di metri a fare da pubblico non pagante interessato, roba che essendo appunto un Ascoli Novara, e la sfiga che aleggia intorno a questa partita, ci sarebbe stato già da temere un futuro intervento del Procuratore federale che come minimo ci avrebbe accusato di combine. Ma questo pericolo viene fortunatamente scongiurato dal fatto che ogni tanto si intravede un’azione in velocità. In una di queste, su un un calcio d’angolo, addirittura segnamo. Vaffanculo all’Ascoli e al Procuratore federale! Noi che in trasferta abbiamo praticamente sempre beccato, vuoi vedere che abbiamo imparato a far punti? Nemmeno il tempo di finire il pensiero e di risedermi dall’esultanza del goal che Cacia imbuca una difesa immobile e pareggia. E subito mi si materializza davanti l’immagine del Procuratore federale seduto sopra il mio Samsung curvo 4k con il dito medio alzato che mi dice Vaffanculo Vannu.

Ma i tempi dei sospetti delle accuse e delle combine sono ormai finiti. La ripresa è una di quelle adatte a noi tifosi perennemente in terapia intensiva. Un secondo tempo fatto di attacchi Ascolani intervallati da un Galabinov che segna uno di quei goal che fanno quei giocatori buoni o ai quali gira tutto bene, e qualche ripartenza nostra condita da vaffanculo generalizzati a Boscaglia per non aver messo in campo Pablo Gonzalez, che con quelle praterie concesse dai bianconeri sarebbe stato devastante. Ma poi ho realizzato che Pablo è ad Alessandria e niente, allora mi faccio andare bene il gran visir de tucc i terun Di Mariano, oltretutto sfigato come pochi. Il finale è roba da lottatori di sumo; rissa al quattrocentesimo minuto di recupero, che normalmente la 50 ina di tifosi al seguito avrebbe già dovuto essere più o meno a Modena sulla strada del ritorno a casa. Da Costa  e Troest si picchiano con uno dell’ Ascoli, parapiglia generalizzato e io che  mi getto nella mischia e di istinto tiro un cazzotto all’elefante della Thun che ho dentro una vetrinetta del mobile, così giusto per fare un pò di casino. I sensori attaccati al mio petto in sala di rianimazione mostrano 240 battiti e una minima di 180 ma, prima che il cuore alzi bandiera bianca, arriva il triplice fischio finale. Vaffanculo all’Ascoli, vaffanculo al Procuratore federale, vaffanculo all’elefante della Thun, vaffanculo a Boscaglia che non ha messo nella ripresa Pablo e vaffanculo pure al capo cantiere dello stadio. Abbiamo vinto. Siamo tornati ad essere il Novara che asfalta tutti e ad oggi saremmo addirittura ai play off. Minchia i play off!

Non è ora questione di non avere più idee, e nemmeno di scaramanzia (seppure ammetto che un po’ lo è) ma ad oggi ancora non trovo nulla di più sensato dal dire Forza Novara e basta. Le possibilità che sia solamente un periodo di buona destinato a finire a breve o che si salga ancora più sù sono esattamente le stesse. Con una squadra ampiamente modificata   non solo nei suoi esponenti ma anche e soprattutto nella testa di chi è rimasto può succedere di tutto. Inutile perdere tempo con tabelle, tabelline e pronostici che tanto sono tutte cazzate. Oggi abbiamo un Galabinov che prenderebbe a sportellate da solo mezzo Real  Madrid e che segnerebbe pure al Brasile, una squadra che complessivamente potrebbe uscirne bene da una sfida alla nazionale Tedesca ben conscia del fatto che potrebbe uscirne contemporaneamente male da una contro la Caronnese. Viviamo questo momento e soprattutto prepariamoci a creare un clima positivo in questa settimana che, bisogna ammetterlo, non sarà uguale alle altre. Domenica c’è il derby, da affrontare e vincere soprattutto per cancellare quell’andata che ancora fà male.

Ma su questo ci torneremo in settimana. Ora godiamoci questa domenica e questa classifica che finalmente ci rende giustizia e riposiamoci riacquistando energie e forze. O almeno fatelo voi che potete. Io devo aggiustare l’elefante della Thun rotto con un cazzotto. I calci in culo presi da mia moglie son stati più forti del rosso subito da Troest.

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Una storia di coglioni. Presunti, reali o percepiti.

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Quanta strada abbiamo fatto da quel 29 luglio 2021, quando abbiamo riempito la Piazza a Novara preoccupati per il futuro del nostro Novara. Mi piace pensare che sia stato proprio quel 29 luglio 2021 la data di posa del “primo mattone” di quello che un mese dopo è diventato il castello chiamato Novara FC, perché da quel pomeriggio effettivamente è iniziata la nostra rinascita. Un anno esatto dopo la Stampa ci ha svegliato con la notizia dell’arresto di Bonanno e Pavanati, e penso che questo possa davvero chiudere il cerchio. Tanta gente oggi commenta con la frase “giustizia è fatta” secondo me in maniera affrettata, perché questa frase andrebbe pronunciata eventualmente alle fine del terzo grado di giudizio, qualora un vero processo iniziasse davvero. Peraltro siamo in Italia e stiamo parlando di reati sul patrimonio, per cui anche in caso di un’eventuale condanna dubito seriamente che Pavanati trascorrerà molto tempo in carcere. Probabilmente a breve seguirà Bonanno agli arresti domiciliari pure lui. Tuttavia questo arresto rappresenta la certificazione del fatto ci sia stato dolo. Se è vero che pure questo fatto necessiti della conferma di una sentenza (anzi di tre) è altresì vero che possiamo giocare a fare i garantisti del caso, ma rimane il fatto che non si viene arrestati dopo un anno di indagini sulla base del nulla. Ho sempre ritenuto dignitosa la fine di una storia sportiva a causa dell’impossibilità di proseguire con esposizioni finanziarie anche mirate solo alla sopravvivenza sportiva, perché se i soldi non ci sono più c’è poco da fare. Ma accettare che la gloriosa storia del nostro Novara finisse per colpa di un tentativo criminale di frode, perché è su questo che stringi stringi i due saranno chiamati a difendersi, è stato un qualcosa per me molto difficile da accettare. Delusione personale accentuata dal fatto che mi ritengo “fregato” da persone alle quali avevo dato credito perché mi avevano fatto una buona impressione. Non ritorno in argomento ma, per onestà intellettuale, ricordo che in quel mese e mezzo in tanti altri si sono fatti convincere da Pavanti & Co, evidentemente perché non erano così dilettanti con la parola. Ma ormai quel che è stato è stato.

Di questa vicenda in tanti mi ricordano per quella domanda “ma Lei non si sente un po’ coglione?”. In realtà, non l’ho mai ammesso, ma tantissime volte coglione mi ci sono sentito io. Per tanti motivi. Ad esempio perché in occasione di quel confronto a Novarello era evidente a chiunque che a Pavanati non gliene fregasse nulla del Novara a differenza di me e di tantissimi altri che ci sono stati male. Ma anche perché, nei mesi successivi, è stato chiaro a tutti come Pavanati stesso continuasse a vivere ostentando lusso, ricchezza e figa incurante di tutto il resto, tra cui passare effettivamente per coglione su una Porsche ripreso e pubblicato sui social da chi volutamente vuole far passare per coglione il ricco o l’arricchito del momento. Ma anche per il mio aver gioito per un acquisto di un Raspa, Strumbo o Capano del caso, per i quali, la cosa più sincera e meno demoralizzante che ho detto, è stata: “ma chi cazzo sono?”. Per cui mi pare evidente che tra me e lui il coglione sia il sottoscritto.

Non lo so come andrà a finire questa storia, ma ammetto che quasi non mi interessa perché oggi è un po’ una vittoria di tutti. E questo mi basta. Mi auguro che a settembre, o comunque nel minor tempo possibile, si possa mettere fine alla Società Novara Calcio 1908 in modo che possano avvenire due cose. La prima, a me fondamentale, che il mio amico Depa la finisca di scassare i marroni sul titolo sportivo. E la seconda, che finalmente nessuno più possa mettere in dubbio la continuità sportiva col passato, ricordando ogni secondo che esiste ancora il vecchio e vero Novara sul territorio. Da quel giorno esisterà ancora di più solo ed esclusivamente il Novara FC, e saranno cazzi di Ferranti ascoltare tutti i Depa nascosti in città che proveranno a fargli giustamente capire l’importanza dell’acquisizione del titolo sportivo. Ci penseremo da quel giorno. Ma oggi, 29 luglio 2022, abbiamo capito che i coglioni non eravamo noi. Scusate se è poco.

Claudio Vannucci

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Bortolussi val bene un messa

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Questo articolo non è da intendersi come la puntata finale della saga “Dardan Mania” perché la pubblicherò solo il giorno in cui sarà ufficiale il suo futuro. Detto questo, ascoltando la conferenza di Zebi e captando qua e là qualche informazione dalle varie gole profonde che conosco, mi pare evidente che, dopo Galuppini in attesa di ufficializzazione, non ci sarebbe stato spazio per la presenza contemporanea in rosa di Dardan e di Bortolussi (o chi per lui). Ed è da questo fatto che vorrei condividere un ragionamento con voi. Partiamo da qualche mese fà, ovvero nel momento in cui Ferraro di Tuttosport venne massacrato per la seguente uscita: “tra Vuthaj e Comi tutta la vita preferisco Comi”. Venne massacrato fondamentalmente per tre motivi: il primo è che Comi ci sta sulle palle a tutti, il secondo è che Ferraro tendenzialmente non piace ai tifosi del Novara, e il terzo (che va a braccetto col secondo motivo), è che spesso a Ferraro in prima battuta escono male alcuni concetti, o gli stessi vengono poi riportati in maniera un po’ troppo netta, e quindi le incomprensioni e i dissensi aumentano. Lo ascoltai successivamente su Radio Azzurra quando argomentò un po’ meglio quel concetto che, effettivamente, trovai nella sostanza condivisibile. Ovvero, in sostanza disse che possiamo raccontarci quello che vogliamo, possiamo poi cambiare l’esempio e scegliere un qualsiasi altro attaccante navigato di serie C che preferiamo a Comi, ma la realtà dei fatti è che Vuthaj non ha nelle gambe e in curriculum i goal in categorie come B e C che invece hanno Comi (più C che B) o qualsiasi altro esempio a noi più congeniale. Se non si concorda con questo punto di partenza, a mio avviso si pecca già di onestà intellettuale.

A questo punto del ragionamento si apre il più grande degli sliding doors: è meglio un rischio Vuthaj o una “garanzia” Bortolussi? Il solo modo per essere certi è tesserarli entrambi, ma questo non è possibile per cui, accettando che ognuna delle due opzioni possibili possa fare incazzare qualcuno, è utile mettere sul piatto alcuni elementi oggettivi che ci possano mettere nelle condizioni di ragionare in maniera un po’ più lucida. Per rispetto di chi mi ha detto le cifre, non pubblicherò qui sopra la richiesta di Dardan, ma sappiate che si parla di un triennale a cifre nette annue coerenti con richieste che potrebbero fare attaccanti da media serie B. Il budget minimo di Ferranti è noto, quello che non è noto ai più è che se accontentassimo la richiesta di Vuthaj allora dovremmo dire addio ad almeno altri 3 colpi importanti che completeranno la rosa. Il tifoso, e l’ho sempre detto per primo, deve fare il tifoso, per cui non mi metterò certamente a far cambiare idea a quello che legittimamente pensa che siano tutti cazzi di Ferranti e che Dardan avrebbe dovuto essere il primo dei confermati. E’ una visione legittima per cui ben venga. Detto questo, a me fa piacere che il nostro attaccante (pare) abbia detto “vi garantisco 25 goal anche in C”, ma mi sarebbe piaciuto che la richiesta economica fosse stata in primis da lui vincolata al raggiungimento di quell’obiettivo. E invece (pare) di no. Io che sono tifoso, anzi molto tifoso, ma nella vita devo far quadrare anche molto i soldi degli altri, che è peggio di quando lo si fa per i propri, sinceramente di pagare come un attaccante di B un giocatore che, stringi stringi, non ha mai praticamente segnato nemmeno in C, allora dico che la richiesta di Dardan sia stata quanto meno arrogante e priva di ogni logica. Ovvio che deve curare i suoi interessi, ci mancherebbe, ma anche farci passare per quelli con l’anello al naso magari no.

Vuthaj può fare davvero 25 goal in serie C? Non lo si può escludere perché, come ho già scritto tempo fa, fa parte della categoria di quei giocatori col senso del goal nel dna. Continuo a credere che sia della categoria alla Pippo Inzaghi, che magari non è capace di stoppare un pallone o di fare un tacco, ma è sempre nel posto giusto al momento giusto. Se Vuthaj lo inserisci in un contesto di squadra con un suo gioco può essere pure che segni in A, anche se, e si ritorna al punto iniziale, andrebbe visto contro difese serie. Il fatto è che il partito di Vuthaj, nel manifestare con assoluta convinzione che Dardan segnerebbe tanto pure in C, non ha nessun tipo di certezza in tasca se non una convinzione personale. Proviamo a metterci nei panni di Ferranti, che magari sulla sua barca a Sanremo fa i conti con la calcolatrice, e realizza che l’esposizione finanziaria triennale per Dardan da sola sarebbe abbastanza vicina a quanto ha speso tutto lo scorso anno, ecco non mi venite a dire che a voi , al suo posto, come minimo non vi si bloccherebbe il branzino con le patate appena ingerito.

Sento già da qui il rumore degli indignados replicare “ma nemmeno Bortolussi ti garantisce quei goal”. Calma, perché è vero che i numeri ognuno li legge a proprio uso e costume, ma stiamo parlando di un attaccante giovane, che da noi è stato cacciato per monetizzare, e che è stato ed è primario attaccante della categoria. Altra cosa: smettiamola di pensare ai 37 goal di Dardan. Sono eccezioni esattamente come quegli anni in cui l’indice FTSE Mid Cap della borsa rende + 42%. Non è la normalità. Cercare un attaccante che faccia oltre 30 goal è impossibile, ma invece ragionare in termini di reparto, e quindi pensare alla somma di un Bortolussi e Galuppini, più magari qualche centrocampista offensivo che la mette, è secondo me la via giusta. Ricordiamoci che nell’anno di Toscano tre giocatori andarono in doppia cifra, ma nessuno segnò 37 goal. Eppure fu una grande squadra.

Ribadisco per l’ultima volta che non ho alcun tipo di pregiudizio nella conferma di Vuthaj ma, e mi rivolgo per puro spirito di dibattito ai più estremisti del partito pro Dardan, non vi viene il dubbio che forse forse il ragazzo si sia giocato male le sue carte ed abbia un pochino esagerato? Non capisco perché l’attribuzione dispregiativa del termine “mercenario” valga solo quando il giocatore lascia la propria squadra e non quando tiene per le palle la proprietà e la porta al rinnovo a cifre senza senso. Vediamo come andrà a finire, perché dove andrà a giocare il prossimo anno dirà molto sul giocatore. Nel frattempo, se il sacrificio si chiama Bortolussi (e Galuppini), credo abbiamo vissuto tempi ben peggiori.

Claudio Vannucci

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Novarello, maledetto Novarello

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Due considerazioni a caldo, non richieste, sull’ufficializzazione del ritorno a Novarello. Primo fatto: Ferranti dal primo giorno di insediamento a Novara ha sempre guardato a Granozzo. Gli è sempre piaciuto, lo ha sempre idealmente identificato come il quartier generale della Società e, probabilmente, ha pensato già lo scorso anno di entrarci, ma i tempi semplicemente non erano maturi perché, in primis, sarebbe stata un’operazione assolutamente impopolare, e poi sarebbe stato molto complicato andare a trattare coi De Salvo (anche se lo scorso anno avrebbero potuto tenerli per i coglioni molto più di adesso, ma vabbè). Secondo fatto: scordiamoci la situazione temporanea di appoggiarsi al Piola come fatto nella scorsa stagione. Non è ipotizzabile farlo per un discorso di costi e di usura del terreno, ma anche di aumento di giovanili. Un conto è avere solo una juniores e qualche ragazza, un altro avere una filiera completa di giovani da far allenare e che non possono certo farlo nel giardino di casa Ferranti. Una situazione alternativa andava trovata. Terzo fatto: il Novara FC è la prima Società di calcio rappresentativa della città e la più importante in termini di blasone, e questo status implica che tutta la sua attività, dalla prima squadra al più giovane bimbo tesserato, goda del riconoscimento dello stesso status elitario derivante dal fatto appunto di essere il Novara. Questa è condizione necessaria e sufficiente per non essere una delle tante Società di calcio cittadine o della provincia che, comunque, hanno a disposizione un proprio centro o campo. Una delle situazioni ipotizzate negli scorsi mesi è stata proprio quella di lasciare la prima squadra al Piola ed elemosinare, o meglio, usare la politica per obbligare ogni singola Società a concedere qualche ora il proprio campo ad uso e costume di una giovanile del Novara FC. Per esempio, e faccio davvero esempi a caso, i pulcini nel campo della San Giacomo, gli esordienti in quello della Voluntas e via dicendo. Premesso che non stiamo parlando di attraversamento di buchi neri nello spazio ma di campo per far giocare bambini, quindi tutte le ipotesi erano buone, è chiaro che questa soluzione di parcheggio qui e là implicitamente avrebbe tolto dignità e credibilità ad un progetto importante come quello di Ferranti. Non si può parlare di serie B se non hai nemmeno un campo tuo dove far allenare i pulcini.

Visto che non ci troviamo nel metaverso dove in una notte si possono costruire grattacieli da 150 piani, e quindi qualsiasi eventuale progetto di costruzione di un proprio centro (se davvero fosse nei pensieri del Pres) implicherebbe almeno un paio di anni di lavoro, c’era da trovare una soluzione. A Novara si fa molta fatica ad accettarlo, o peggio non lo si vuole capire, ma l’Alcarotti (sede degli allenamenti e partite della Sparta) non è utilizzabile. E non lo è semplicemente perché, a prescindere da come si presenta esteticamente la tribuna, è diroccato, con degli spogliatoi al limite dell’agibilità, non è più a norma e ha un campo che definire di patate è un eufemismo. Oltre appunto ad essere usato da altri. Ipotizzare che una squadra professionista possa utilizzare quella struttura come quartier generale, anche se struttura di rilevanza storica e affettiva enorme, significa semplicemente vivere nel proprio mondo ignorando la realtà che lo circonda. Due sole soluzioni reali, concrete, serie e spendibili potevano oggi essere prese in considerazione: Novarello e Bellinzago, sede della Società Bulè Bellinzago. Tutto il resto vale “zero”. So che la struttura è stata visionata ma, alla fine, ha vinto Novarello.

Ho sempre dichiaratamente tifato per il Bulè non solo per una questione affettiva, ma perché, e basta andare a vederlo coi propri occhi, a Bellinzago è stato costruito un gioiello di pari bellezza ed efficienza di Novarello. Magari con un numero minore di campi, ma perfettamente adeguato ad una squadra professionista. Ci sono campi in erba, campi sintetici, palestre e spogliatoi adeguati, possibilità di utilizzo dello stadio per amichevoli e di locali per fisioterapia, infermeria e deposito. La distanza dal centro di Novara alle due località è pressoché identica, questo per rispondere a chi pensa che “eh ma Bellinzago è più lontana” anche se, va detto per onestà intellettuale, Bellinzago forse è perdente rispetto a Novarello per mancanza di alberghi e ristoranti, anche se il ristorante lo si sarebbe trovato a poche centinaia di metri. Hanno scelto Novarello e, secondo me, non è stato scelto per una questione di soldi (che peraltro ne ignoro l’entità e nemmeno mi interessa) ma, in parte perché, come detto, è sempre stata la volontà originale di Ferranti, e poi probabilmente per altro.

Cosa intendo per altro? Beh, devo per forza entrare nel campo della dietrologia, coi rischi che ne conseguono di dire cazzate. Ma secondo me non le dico. Negli ultimi due miei editoriali ho parlato, in termini diversi e con destinatari differenti, dell’incapacità di tagliare il cordone ombelicale col passato. E secondo me la scelta di Novarello ben si sposa con questa idea di incapacità a farlo, ma questo non tanto rivolto a Ferranti, che per inciso ignora tantissime dinamiche, aspetti e nostro passato vissuto, ma a una serie di persone a lui vicine a livello diverso che, evidentemente, non hanno interesse o non sono capaci a tagliare il cordone ombelicale con un certo passato e, probabilmente, lo hanno portato coi consigli a non cedere di una virgola in una trattativa con persone con le quali non si dovrebbe spartire nulla.

Lo dico chiaramente: non ho a livello personale la benché minima volontà di entrare in guerra per questa scelta. La comprendo, la capisco, al posto suo non l’avrei ma fatta ma questo è irrilevante visto che i soldi non sono i miei. Se il Novara FC beneficerà di questa scelta sarò il primo ad esserne felice come lo sono già perché, implicitamente, il primo beneficio di immagine la squadra e la Società se la sono già presa nel mostrare in faccia a tutti che stanno in un posto da 5 stelle e non in trattoria. Detto questo, per quanto mi riguarda Novarello è stato, è, e sarà (salvo passaggio di proprietà future) il luogo di proprietà di chi più di tutti, dopo avermi fatto star bene, mi ha fatto decisamente star male come nessuno altro sportivamente parlando ha fatto. Ma in fin dei conti lo stesso vale per la Clinica dove, comunque, mi reco obtorto collo per visite ed esami. Credo quindi che Novarello non possa e non debba diventare un problema oggi per tutti noi, ma un passaggio fondamentale, magari amaro, per crescere ulteriormente. Ognuno è libero di pensarla come crede, di non metterci comunque più piede, e di essere legittimamente deluso, ma quello che deve prevalere è l’interesse comune. Novarello hanno scelto e Novarello sia.

Spero solo di non tornare a rivedere certi personaggi intorno a noi, con la scusa dell’essere “proprietari del negozio”. Questo si che sarebbe inaccettabile.

Claudio Vannucci

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