“Questa la portiamo a casa” Editoriale

Ne parlavo proprio con alcuni amici fuori dallo stadio nel pre partita, il turno infrasettimanale serale, soprattutto  se casalingo, è sempre e comunque una grandissima figata. Roba da 92 minuti di applausi a Fantozzi per aver  avuto il coraggio di dire che la corazzata Potemkin fosse una cagata pazzesca. E tutto questo a prescindere dal risultato finale, perché comunque spezza l’inevitabile digiuno calcistico da una settimana all’altra e regala quelle serate che, in cuor nostro, ci fanno quasi credere di giocare la Champions League. Roba che se fossi io ai vertici della Federcalcio proporrei una serie B da 40 squadre e due partite fisse in 7 giorni, che tanto noi non ci stanchiamo mica a stare sugli spalti. C’è solo una cosa che può rompere la magia di questo surreale e festoso clima dell’infrasettimanale: lo speaker che all’ingresso in campo dice “attenzione, c’è una variazione nello schieramento appena annunciato del Novara. Galabinov non scenderà in campo, al suo posto Lukanovic e in panchina siederà Corazza”. Ecco, avete mai assistito dal vivo ad un giuramento dei militari dopo il primo mese del Car? Tutti in coro  urlano “GIURO!”. Bene, immaginate ora il Piola che, impietrito dopo la notizia, urla “NOOOOOOOOOOOO”, con la disperazione più assoluta in corpo e tutta l’angoscia che una persona sofferente può tirare fuori. Roba che se fossi stato il povero Lukanovic mi sarei buttato nel fossato oppure avrei chiesto piuttosto di essere usato come tabellone luminoso. Novara Benevento inizia quindi così, con tutte le le certezze che vanno a ramengo e quella crescente sensazione di amarezza tipica di quei vorrei ma non posso che solitamente terminano nel peggiore dei modi. Messa così si sarebbe potuta solo perdere, ma sono proprio in questi casi disperati che ogni tanto penso: “Questa la portiamo a casa”

E infatti. Pronti via e iniziamo a prendere cazzotti in faccia. I nostri attaccanti, scientemente schierati in campo in modo che  la  distanza tra loro fosse la stessa che c’è tra Novara e Torino, non vedono un pallone nemmeno per sbaglio. Eppure li dietro si resiste. Alla prima  nostra vera ripartenza, terminata con un tiraccio fuori, ho avuto l’illuminazione divina che fossimo un po’ Rocky Balboa nel primo film della serie, quando dopo più o meno 56 cazzotti in faccia molla un sinistro che apre il sopracciglio al povero Apollo che, da  lì a qualche film successivo, non ne avrebbe vinta più una manco per sbaglio, anzi sarebbe pure finito male, pace all’anima sua. “Stai attento al suo sinistro Apollo, questo ti fa male” gli dissero dal ring. In quel momento ho visto Baroni in panchina  del Benevento, probabilmente certo di metterci al tappeto subito, assumere quella sua tipica espressione di quello che fissa un punto indefinito nel vuoto e inizia a non capire più una mazza di ciò che succede in campo; e ho nuovamente pensato: “Questa la portiamo a casa”.

Il Benevento inizia a picchiare meno forte, oppure le nostre mascelle tengono meglio del previsto, fino a quando siamo noi a fargli male.“Questa la portiamo a casa”, ma questa volta mi sono toccato i coglioni anche solo per averlo pensato. Da quel  momento inizia l’essenza di quello che dovrebbe essere il bello dell’essere tifosi: la sofferenza. Perché vincere asfaltando gli avversari piace sempre, ma vuoi mettere farlo dopo che rimani in bilico 95 minuti? Tutte cazzate. Ogni minuto che il Novara soffre è un pezzo di arteria che mi si chiude. E anche quando a fine partita qualche amico ti fa notare “ma alla fine questi non hanno mai tirato in porta” non cambia di una virgola il quadro clinico. 35 minuti di totale apnea, respirazione affannosa e gambe tremolanti sono roba che se non hai un fisico temprato ti lascia senza vita sui gradoni. E se è vero che nel film Apollo non ha mai smesso di picchiare Rocky, cosa che il Benevento di fatto con noi effettivamente  non ha fatto, noi come Balboa abbiamo retto alla grande. E l’abbiamo portata a casa.

La verità, dopo una nottata comunque agitata, credo vada ricercata nel fatto che questo Novara è diventato ora un qualcosa che sfugge a qualsiasi tipo di previsione logica. Può far male a chiunque ma, probabilmente, può prenderle ancor più facilmente qualora non riesca a mettere sul ring quello spirito incosciente alla Rocky Balboa, ovvero di quelli consapevoli dei propri limiti ma con la strafottenza e la voglia di dire: “Questa la portiamo a casa”. Che è  una delle cose che ci è mancata nei primi mesi dell’anno, oltre all’abbondanza di qualche giocatore che aveva evidentemente deciso di farsi i cazzi suoi e alla mancanza di qualche altro propenso a farsi il culo in campo. E una volta sistemate queste piccole grandi problematiche siamo diventati una vera squadra. Coi suoi limiti e mancanze, ma comunque una squadra. Dopo Novara Spezia dissi che il “Forza Novara” potesse ora essere la sola cosa davvero sensata da dire in questo momento dove vale tutto e l’esatto contrario, e credo di poter  rinnovare con ancora più  convinzione questo pensiero.

Mancano 14 partite alla fine, 14 lunghe riprese dove troveremo altrettanti Apollo Creed pronti a tirarci cazzotti e a farci cadere. Non sarà importante vincere tutte le riprese ma sarà sufficiente rimanere in piedi con tutte le nostre forze, e quando saremo nell’angolino schiacciati, provare a usare quel sinistro che “può fa male”, quel sinistro che noi tifosi, insieme alla  squadra, dobbiamo tirare con loro ancora con più forza. Perché noi siamo quelli del “Questa la portiamo a casa”. Sempre e comunque.  Per troppo tempo ce lo siamo dimenticati, ma stavolta non ce lo scordiamo più.


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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