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L’arte e la voglia di passare per coglioni

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Non che avessimo bisogno di arrivare alla 27esima giornata di campionato per capire l’andazzo, ma anche ieri si è reso nuovamente evidente il fatto che qualsiasi tipo di considerazione differente dalla democrisitiana ma mai banale “Forza Novara!!!!” pronunciata da qualche esponente di razza umana abitante in città o provincia, è certamente stata possibile smontarla in pochi secondi da chiunque. Gli è bastato utilizzare l’evidenza di argomentazioni completamente contrarie, fornite puntualmente dalle prestazioni della nostra squadra, per trasformare l’immagine dello sfortunato di turno che si era precedentemente esposto da “uno che aveva ragione” a “perfetto coglione”. Forse solo Boscaglia è riuscito a mettere d’accordo per qualche mese la maggior parte delle persone, seppur tre quarti di queste si sono poi prontamente ripiegate chi negando di aver mai attribuito patenti di allenatore scarso e chi, arrampicandosi su scivolose e ripide pareti, sostenendo di essersi solo messo a parte civile, attendendo che i fatti o che qualche autorità competente certificasse chi fosse il pirla dell’anno. Insomma, tempi cupi per chi è chiamato a prendere posizione sul Novara Calcio 2016/2017.

In fin dei conti, ieri è stata solo l’ennesima conferma di come nella stessa partita si sia potuto sostenere, sempre e rigorosamente argomentando oggettivamente e lucidamente il tutto, che “lo avevamo detto che era impossibile sostenere tre punte davanti, solo Boscaglia non lo capiva”, e “una volta che gli hanno preso uno forte (Andrea Orlandi Stabilin o Andrea Stabilin Orlandi, è lo stesso ndr) questo lo fa giocare fuori posizione. Per  tanto così era meglio Sansone dietro le punte”; per arrivare al più classico “con una difesa così del cazzo ma dove vogliamo andare? nemmeno all’oratorio si prende il goal che abbiamo preso” puntualmente rettificato in “ragazzi, che difesa granitica, loro hanno attaccato tutta la ripresa e non li abbiamo mai fatti tirare in porta”. Evito per pudore di aprire l’argomento Galabinov perché i tripli salti carpiati  mentali effettuati su di lui farebbero invidia alla Cagnotto.

Al di là di qualsiasi convinzione personale, che è sempre bene ricordare che trattandosi del giuoco del calcio è per definizione (quasi) sempre vera e (quasi) sempre falsa (si vabbè, il quasi è d’obbligo perché certe minchiate che si sono sentite e dette rimangono tali anche su ognuno dei 7 nuovi pianeti scoperti in settimana), la classifica a fine febbraio dice che il Novara sta facendo quel bel campionato tranquillo cui ogni tifoso bianco azzurro dotato di medio cervello ambisce a parole in quei lunghi tre mesi estivi. Siamo partiti male, ci siamo ripresi, siamo ricaduti, ci siamo rialzati, ma la classifica da fine ottobre ci ha sempre detto che ci collocavamo più o meno lì a metà, tra quelle anime in attesa di attraversare il fiume Caronte o tra quelle lì sul fiume ad attendere transitare i cadaveri di quelli che fanno più cagare di noi. E la classifica non è mai contestabile, ovviamente a meno che non ti chiami Abodi o sei un giudice del tribunale sportivo. Differente il discorso della percezione del pericolo che di volta in volta hai corso, e di quello che sarebbe potuto essere la nostra classifica se fosse successo in campo, nelle partite successive, quello che però non è mai successo. Sia guardando all’insù che guardando all’ingiù.

Per quanto mi riguarda, non ho mai fatto mistero del fatto che a me piace vincere. Sempre. Anzi, mi piace vedere una squadra che gioca per vincere, cosa che per lunghi tratti di questo campionato non ho visto. Che sia colpa di questo, di quello, di Boscaglia, Galabinov, di MDS, di  ciglia tonante, del freddo, di Virginia Raggi, della difesa a tre poi diventata a quattro e a cinque, o di una delle altre 7890 oggettive argomentazioni dette e sentite io non lo so. Fatto sta che la colpa maggiore che dò genericamente al mio Novara di questa stagione è quella di mandarmi a casa sempre e comunque con la speranza che questo campionato finisca, e il prossimo mi regali almeno la consapevolezza di cosa sia la mia squadra. Perché io, se noi siamo da Playoff o da Playout, mica l’ho ancora capito bene. E quando non capisco bene soffro.

Soffro a vedere uno Spezia in campo, pompato sempre e comunque dai media, con un allenatore famoso e una squadra che costantemente centra i Playoff, scendere al Piola timoroso per giocarsi il punticino, e dopo non aver dimostrato una sola cosa superiore a noi, che sia nella rosa o nel gioco, essere comunque ancora sopra di noi in classifica. Soffro quando ci segna uno come Granoche, che solo un goal subito da Hernan Della Fiore avrebbe potuto umiliarmi di più, e mi chiedo il perché gente come uno Scognamiglio del caso non abbia ancora capito di sposare la vecchia scuola dei campetti di calcio del cortile, quella dove al quinto minuto entri coi tacchetti sulle caviglie della figa di legno di turno in attacco  degli avversari e gli fai capire che non è la giornata adatta. Soffro quando nella ripresa entra uno dei nostri, che dovrebbe menare e che fisicamente dovrebbe avere tre gambe (almeno le dovrebbe avere nell’immaginario collettivo di tutti noi europei), ma poi ti viene lecito chiederti cosa ci faccia in B visto che non ne imbrocca una e cosa mai ci avesse visto in lui chi lo ha portato a Novara. Ci sono sempre troppe cose che fatico a spiegare, o che probabilmente sono io che non capisco. Ma certe cose, dopo 27 giornate di campionato, è ora di accettarle e basta. Questi siamo, nel tanto bene che finalmente e lentamente sta arrivando e nel tanto male che impietosamente ci ha accompagnato.

Odio non prendere posizione, odio essere il Forlani di turno, ma a questo punto, in un’ottica di totale non sense di questa stagione, può davvero succedere ancora di tutto. Il “Forza Novara” e basta è forse la sola cosa sensata da dire ora. Ben conscio del fatto che, quando può succedere di tutto, la cosa più probabile è che in realtà non succeda nulla. Ma vuoi mettere la soddisfazione di passare per un coglione dopo che per otto mesi il mondo Novara mi ha fatto credere che i coglioni fossero loro? In fin dei conti anche Oronzo Canà salvò la Longobarda, e furono proprio i tifosi a passare per coglioni. Ma quello fù solo un film. Che fece però storia. Al mio Novara, a questo, a quello, a Galabinov, a MDS, a ciglia tonante, al freddo, a Virginia Raggi, alla difesa a tre poi diventata a quattro e a cinque, o a una delle altre 7890 oggettive argomentazioni dette e sentite la possibilità di scriverla  davvero questa benedetta storia. Forza Novara.

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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