I più fighi siamo noi Editoriale

Diciamocelo chiaramente: la possibilità di legare la nascita di questo blog ad una sconfitta con conseguente linciaggio mediatico e accusa di aver portato sfiga era elevatissima, e tutto questo ammetto che un po’ di ansia da prestazione ieri sera me l’ha procurata. Perché nel mondo dei tifosi è noto che tu puoi spingerti fino quasi a toccare la donna di un tuo compagno di spalti, ma portare sfiga alla squadra mai. Piuttosto è più saggio valutare la possibilità di una sobria morte indolore che inculcare nella mente di qualcuno che tu possa in qualche modo aver contribuito al raggiungimento di quella combinazione astrale infelice che ti ha fatto perdere. Non ne usciresti più. Almeno da questo pericolo direi che ne siamo venuti fuori alla grande, quasi quasi da pensare che portiamo pure culo.

Latina era una trasferta insidiosa, di quelle che tra amici simpaticamente cataloghiamo come “da dito in culo”, ovvero come un atto che, salvo eccezioni ultimamente alla moda, viene visto dalla massa maschile come antipatico, problematico, insidioso e doloroso. Per farvi capire, quando vai a giocare a casa della capolista è paradossalmente più semplice ( e noi ne siamo stati testimoni), perché che tu possa perdere è la normalità, alla meglio puoi vincere ma comunque non potrà mai essere una trasferta dove avrai qualcosa di grosso da perdere. Idem se si va in casa dell’ultima. La trasferta da “dito in culo” è quindi quella che, a prescindere dalla classifica, mostra ben chiare solo le insidie. Aggiungiamoci i precedenti inquietanti e la ciliegina sulla torta per il fatto che si trova in qualche posto dello stivale semplicemente irraggiungibile e di dubbia bellezza artistica ed ecco che il gioco è fatto.  Fatico a trovare quest’anno una meta più appropriata di questa per descrivere la trasferta da “dito in culo”.

Con queste due premesse, tre se calcoliamo il mio storico ribrezzo nei confronti dell’anticipo del venerdì sera che ti toglie subito l’interesse per quel fascino del week end calcistico, accendo Sky, canale 252. Ovviamente nemmeno l’onore della ribalta televisiva, visto che ieri sera c’erano quei rompicoglioni della Juventus eccezionalmente in anticipo sull’anticipo, con gli ex calciatori commentatori incravattati in evidente imbarazzo nel cercare di creare un po’ di pathos ed interesse per una partita il cui esito era più scontato perfino di quando, negli anni 80, i bianconeri sfidavano puntualmente al primo turno della Coppa dei Campioni il La Valletta. Ma finalmente arrivano le 20:25 ed uno stadio Francioni mezzo vuoto e abbastanza inquietante mi fa entrare definitivamente in clima partita. Il commentatore della partita caso vuole sia pure un mio caro amico, al quale per tutta settimana gli ho mandato propiziatori whattsapp su presunte formazioni possibili e pronostici di trionfali vittorie ai quali timidamente rispondeva con “mah…per me pareggino”. In fin dei conti è stato pure bello così quando alle 18:30 mi manda le formazioni e mi dice: “scrivimi pure”, perché che il calcio moderno preveda una forte dose di interattività lo avevo capito, ma che a metà del secondo tempo gli potessi scrivere “ma….hai detto bella scopata di Dickmann…non è che volevi dire bella stoppata” e lui in piena telecronaca si ferma 3 secondi e mi risponde “Oh Mamma”, beh dai è davvero tanta roba. Avanti di questo passo chissà dove arriveremo con la tecnologia.

Abbiamo vinto nello stesso identico modo in cui solitamente perdiamo o ci facciamo raggiungere, e tutto questo è magnifico. Quest’anno è uno dei campionati più strani cui abbiamo partecipato, e il Novara si è adattato perfettamente a questo andazzo. Idealmente la nostra squadra mi sembra un po’ come quella bellissima ragazza che non te la dà mai ma proprio mai. Poi, una sera, forse perché è in buona o forse perché ha capito che non sei un pirla, decide di dartela. Ma mentre succede il fattaccio ti dice “ti dispiace se tengo su il reggiseno e la maglietta perché fa un po’ freddo?”. Ecco il Novara 2016/2017 è così, poche soddisfazioni vere quest’anno, e spesso quando sono arrivate non sono nemmeno state così epiche. Però alla fine è il risultato quello che conta, e siamo onesti: se da sbarbati riuscivamo a portare a casa il risultato dopo essere usciti con qualche ragazzina intrigante, che facevamo? Minimizzavamo il risultato davanti ai nostri amici? Un po’ sfigati sì, del tutto pirla no. E così siamo stati noi ieri, un primo tempo bruttino, poco gioco, una ripresa migliore ma niente davvero di entusiasmante. Ma alla fine siamo andati in goal e tutti noi, dalla ventina nel settore ospiti a quelli davanti a Sky, abbiamo esultato come Tardelli nella finale contro la Germania. Perché come diceva Agnelli non è importante vincere, è la sola cosa che conta, cosi come da sbarbatelli (beh dai pure adesso per chi ha mantenuto quello stile di vita) era importante chiudere la serata nel solo modo possibile e che contasse qualcosa.

I pareggini che tanto assomigliano a quei bacini innocenti sulla guancia li abbiamo lasciati agli altri, stavolta abbiamo vinto ed ora la classifica è diventata pure decente. Per questo week end calcistico i più fighi del gruppo siamo stati noi. Fatevene una ragione.


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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